Deus ex machina

Le onde nello stagno

Turno I

Il problema principale è dormire.

Ora, ad esempio. Saturno sta vincendo. La Volta Celeste è un’uniforme massa blu scuro, dove gli stessi Primordiali, millenni fa, hanno riprodotto le costellazioni del vero cielo usando pura Essenza. Laggiù si distinguono – fiochi – gli Amanti, la Faretra, il Musico. Ma a brillare di più nella notte di Yu-Shan sono le stelle vicino alla Vergine dell’Epilogo: il Cadavere, il Corvo, la simmetria precisa della Spada, il Carro di Fieno e il Fumo. In mezzo, l’immagine di Saturno emana bagliori timidamente violacei, una sfumatura sinistra del destino che attende ogni singolo abitante della Creazione.

Eppure, non più di cinque minuti fa, il sole di mezzogiorno splendeva orgoglioso in mezzo al firmamento, regalando i suoi gioielli più preziosi ai canali increspati e coperti di ninfee, illuminando fino all’ultimo dei vicoli dove le divinità minori vanno in cerca di ambrosia, sfidando la collera dei loro superiori. Poi una mossa malaccorta del Sole Invitto, o con maggior probabilità il passo cavallerescamente ceduto alla Vergine, e Yu-Shan è precipitata nella notte.

Gli umani che per caso si trovano qui, invitati dal capriccio di qualche dio o catapultati da un artefatto trovato chissà come, non si abituano mai. Dopo qualche settimana il loro corpo reagisce alla mancanza di sonno e li fa impazzire, se non addirittura morire per lo shock. Per i Celestiali è più facile, ma dopo tre soli giorni di permanenza ancora non siete riusciti ad adattare i vostri ritmi ai capricci degli Incarnae impegnati nei Giochi Divini.

Lytek è uscito da poco dalla stanza, che ora sembra ancor più buia senza il manto di luce portato dal dio. Un tempo, la Mano Destra del Potere, il Daimyo della Divisione delle Glorificazioni, era una delle divinità più potenti, ma l’Usurpazione e il tradimento dei Sanguedidrago hanno gravemente minato la sua autorità. È chiaro che col ritorno dei Solari anche Lytek ha intuito l’avvicinarsi di una nuova era. Così vi ha spiegato Ayesha Ura, dopo il primo incontro. Ma l’avevate capito da soli: il sorriso soddisfatto, l’atteggiamento paterno, le carezze sui vostri capelli, come se foste i suoi figli. Ha ascoltato con estremo interesse qualsiasi cosa gli abbiate raccontato, e vi ha persino corretto, con garbo, quando avete commesso qualche errore nel ricordare dettagli insignificanti del vostro passato da mortali. La sua conoscenza di voi, Solari e Lunari, incute rispetto e timore. «È il Sole Invitto che sceglie. Ma è Lytek che gli sottopone i candidati», secondo Ayesha.

Già, Ayesha. Aspettavate da lei e da Lupo molte spiegazioni, ma finora ne avete avute poche. Decisamente troppo poche. Un’altra delle snervanti attese dei Siderei. Lupo non si è più visto; Ayesha ha potuto dedicarvi solo pochi minuti – all’apparenza, va detto, con sua grande costernazione. Giusto il tempo per dirvi che la sfera recuperata dal colosso di metallo è qualcosa di molto prezioso, e che ci sono grosse novità che riguardano la Creazione e voi in persona. Nessun accenno a Oliphem, solo la preghiera di pazientare ancora un po’. Anche i prodigi più potenti permettono di sentire soltanto affannati mormorii in stanze lontane, ma l’impressione è che non siate affatto soli, e che anche in questo remoto angolo del continente divino siano giunte le conseguenze di qualcosa di importante e imprevisto: così come pure le onde più lontane del placido stagno che vedete dalle finestre delle vostre camere toccano la riva, quando un ranocchio, fino a quel momento immobile, vi si tuffa dentro all’improvviso.

La villa dove vi trovate è diversa dal rifugio dell’ultima volta; è alta almeno cinque piani, e il suo lusso controllato fa impallidire anche il palazzo di Fakharu. Marmo bianco e quarzo, oricalco e lunargento purissimi, bambù e teak giallo pallido. Secondo Rosamunda si tratta della residenza estiva di qualche divinità alleata con la Fazione Dorata, forse lo stesso Lytek: l’architettura è sinuosa e aliena, con grandi tetti a pagoda e ideogrammi tracciati da mani sapienti su vaste pareti di carta. Ci sono giardini lussureggianti dove, con vostra sorpresa, potete passeggiare liberamente, grandi almeno quanto un quartiere di Nexus; ma alte mura li confinano, e vi sembra di scorgere dei soldati di guardia in cima. Più vicino non vi è concesso avvicinarvi.

Quando la porta della grande stanza comune dove vi siete riuniti per discutere il da farsi si apre, pensate che sia un altro servitore con il pranzo. Ma le sue mani non portano il consueto canestro con frutta coloratissima e gustosa; un biglietto, invece, che vi consegna con un rispettoso inchino.

«Seguite il ragazzo. L’attesa è finita».

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