Deus ex machina

Qasim
Turno I

Dopo l’iniziale eccitazione per il salvataggio, il ritorno a Yushan e la ricapitolazione degli eventi, Qasim si è rinchiuso in un insolito e ostinato silenzio, sempre più completo via via che passavan il tempo.
Ha mostrato deferenza e rispetto per Lytek, ma durante il breve incontro con Ayesha Ura non si è neppure presentato.
Solo in due occasioni è stato visto parlare, a lungo, con qualcuno. Prima con Rosamunda, che forse intendeva rimproverarlo per il suo comportamento, e che lo osserva con crescente preoccupazione.
Poi, con suo fratello:
“Condivido la tua impazienza, fratello mio. O forse sarebbe più giusto dire che la mia pazienza è finita.”
E poi, bisbigliando:
“Un tempo avrei trovato più semplice accettare che dietro a tutte queste macchinazioni ci fossero intenzioni meritevoli. Avrei riconosciuto questa alleanza, se mi fosse stato offerto lo status di alleato e non quello di servitore di piani sconosciuti. Sulla base di cosa dovrei giudicare che la strada che vogliono percorrere è la stessa che intendo seguire io? Solo perché ci salvano? Perché non ci ammazzano? Se è per questo, neppure Maschera degli Inverni lo ha fatto, e non per questo sono disposto a mettermi al suo servizio. Questa fazione sta giocando una partita di cui noi siamo oggetto. Crescono in potere e influenza mentre noi restiamo degli irrilevanti sconosciuti che vanno in giro per gli oceani a riparare lenti della prima età. La mia anima brucia, Nari, e mi dice con tutta la sua forza che non possiamo permettere che siano loro, gli uni o gli altri non ha poi così grande importanza, a plasmare il mondo che verrà dopo. Non riesco a togliermi dalla mente l’idea che tutto quello che è successo sia in realtà, prima di tutto, colpa loro….”
Il discorso viene interrotto dall’ingresso del messaggero.
“Ora vedremo se questa è o non è la nostra guerra.”

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Nari
Turno I

Nari Nari vive questo soggiorno a Yu-Shan con crescente inquietudine,dovuta solo in parte alle bizzarrie della volta celeste.
L’essenza che apparteneva a Kyosuke lo spinge con forza irresistibile dentro epiche avventure in luoghi terribili e meravigliosi, lo sprona a superare i propri limiti e a spostare l’asticella sempre un poco più su, risveglia in lui poteri divini e capacità sovrumane. Ma ciò che è adesso non cancella il suo passato, non cancella l’ansia e il dolore per le sorti della sua famiglia. Nei mesi precedenti ha provato a celare il senso di colpa dietro al senso del dovere: gli affetti passano in secondo piano rispetto ai doveri di un prescelto del Sole Invitto, si ripeteva. Ma in questi giorni di ozio forzato nei meravigliosi giardini di Yu-Shan, le sue ansie sono montate con lo stesso vigore e lo stesso impeto che hanno i placidi torrenti della sua terra natale durante le violente piogge autunnali. E’ necessario intervenire, non è possibile aspettare ancora.
Di questo sta parlando con suo fratello quando il ragazzo entra con il messaggio.
“Ecco, ci risiamo” è il suo primo pensiero.

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Le onde nello stagno
Turno I

Il problema principale è dormire.

Ora, ad esempio. Saturno sta vincendo. La Volta Celeste è un’uniforme massa blu scuro, dove gli stessi Primordiali, millenni fa, hanno riprodotto le costellazioni del vero cielo usando pura Essenza. Laggiù si distinguono – fiochi – gli Amanti, la Faretra, il Musico. Ma a brillare di più nella notte di Yu-Shan sono le stelle vicino alla Vergine dell’Epilogo: il Cadavere, il Corvo, la simmetria precisa della Spada, il Carro di Fieno e il Fumo. In mezzo, l’immagine di Saturno emana bagliori timidamente violacei, una sfumatura sinistra del destino che attende ogni singolo abitante della Creazione.

Eppure, non più di cinque minuti fa, il sole di mezzogiorno splendeva orgoglioso in mezzo al firmamento, regalando i suoi gioielli più preziosi ai canali increspati e coperti di ninfee, illuminando fino all’ultimo dei vicoli dove le divinità minori vanno in cerca di ambrosia, sfidando la collera dei loro superiori. Poi una mossa malaccorta del Sole Invitto, o con maggior probabilità il passo cavallerescamente ceduto alla Vergine, e Yu-Shan è precipitata nella notte.

Gli umani che per caso si trovano qui, invitati dal capriccio di qualche dio o catapultati da un artefatto trovato chissà come, non si abituano mai. Dopo qualche settimana il loro corpo reagisce alla mancanza di sonno e li fa impazzire, se non addirittura morire per lo shock. Per i Celestiali è più facile, ma dopo tre soli giorni di permanenza ancora non siete riusciti ad adattare i vostri ritmi ai capricci degli Incarnae impegnati nei Giochi Divini.

Lytek è uscito da poco dalla stanza, che ora sembra ancor più buia senza il manto di luce portato dal dio. Un tempo, la Mano Destra del Potere, il Daimyo della Divisione delle Glorificazioni, era una delle divinità più potenti, ma l’Usurpazione e il tradimento dei Sanguedidrago hanno gravemente minato la sua autorità. È chiaro che col ritorno dei Solari anche Lytek ha intuito l’avvicinarsi di una nuova era. Così vi ha spiegato Ayesha Ura, dopo il primo incontro. Ma l’avevate capito da soli: il sorriso soddisfatto, l’atteggiamento paterno, le carezze sui vostri capelli, come se foste i suoi figli. Ha ascoltato con estremo interesse qualsiasi cosa gli abbiate raccontato, e vi ha persino corretto, con garbo, quando avete commesso qualche errore nel ricordare dettagli insignificanti del vostro passato da mortali. La sua conoscenza di voi, Solari e Lunari, incute rispetto e timore. «È il Sole Invitto che sceglie. Ma è Lytek che gli sottopone i candidati», secondo Ayesha.

Già, Ayesha. Aspettavate da lei e da Lupo molte spiegazioni, ma finora ne avete avute poche. Decisamente troppo poche. Un’altra delle snervanti attese dei Siderei. Lupo non si è più visto; Ayesha ha potuto dedicarvi solo pochi minuti – all’apparenza, va detto, con sua grande costernazione. Giusto il tempo per dirvi che la sfera recuperata dal colosso di metallo è qualcosa di molto prezioso, e che ci sono grosse novità che riguardano la Creazione e voi in persona. Nessun accenno a Oliphem, solo la preghiera di pazientare ancora un po’. Anche i prodigi più potenti permettono di sentire soltanto affannati mormorii in stanze lontane, ma l’impressione è che non siate affatto soli, e che anche in questo remoto angolo del continente divino siano giunte le conseguenze di qualcosa di importante e imprevisto: così come pure le onde più lontane del placido stagno che vedete dalle finestre delle vostre camere toccano la riva, quando un ranocchio, fino a quel momento immobile, vi si tuffa dentro all’improvviso.

La villa dove vi trovate è diversa dal rifugio dell’ultima volta; è alta almeno cinque piani, e il suo lusso controllato fa impallidire anche il palazzo di Fakharu. Marmo bianco e quarzo, oricalco e lunargento purissimi, bambù e teak giallo pallido. Secondo Rosamunda si tratta della residenza estiva di qualche divinità alleata con la Fazione Dorata, forse lo stesso Lytek: l’architettura è sinuosa e aliena, con grandi tetti a pagoda e ideogrammi tracciati da mani sapienti su vaste pareti di carta. Ci sono giardini lussureggianti dove, con vostra sorpresa, potete passeggiare liberamente, grandi almeno quanto un quartiere di Nexus; ma alte mura li confinano, e vi sembra di scorgere dei soldati di guardia in cima. Più vicino non vi è concesso avvicinarvi.

Quando la porta della grande stanza comune dove vi siete riuniti per discutere il da farsi si apre, pensate che sia un altro servitore con il pranzo. Ma le sue mani non portano il consueto canestro con frutta coloratissima e gustosa; un biglietto, invece, che vi consegna con un rispettoso inchino.

«Seguite il ragazzo. L’attesa è finita».

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